Artisti del Nuovo Rinascimento

Adriano Foschi

Nella sua lunga e luminosa carriera, Adriano Foschi ha sempre saputo cogliere l’unità nel molteplice. Fin dalle primissime opere, la sua arte di avanguardia ha trasceso la fissità dell’icona e della convenzione, ha attraversato con grazia i campi del figurativo e dell’astratto, ha sfatato il mito dell’opera unica valorizzando la riproducibilità tecnica come mezzo di diffusione culturale.

Sia nelle sperimentazioni più ardite che nelle composizioni più canoniche, la sua arte è intrisa di omaggi a maestri di ogni tempo, come Botticelli, Caravaggio, Tintoretto. Del resto, il suo percorso affonda le radici in una secolare tradizione pittorica di famiglia, culminante nel figlio Davide, anch’egli artista visionario e innovatore. Nonostante ciò, Adriano Foschi conserva la sua singolare specificità nel panorama contemporaneo. La sua è un’arte poliglotta, che non si cristallizza in una singola espressione ma sa spaziare nel vasto orizzonte delle possibilità, arrivando a fondere linguaggi apparentemente antitetici, come nel caso dei suoi “alimenti poetici”.

Nelle opere degli anni Settanta è la linea a dominare incontrastata, come in uno dei suoi dipinti più celebri, Tensione di equilibrio: un’intersecazione cromatica che squarcia la tela in simmetrie minimalistiche, forse memori dei tagli di Fontana. Un’essenzialità che nelle opere di Adriano Foschi rivela sempre uno slancio verso un Oltre, una dimensione insondabile dove il velo dell’illusione cade assieme ai suoi orpelli materici, e ai nostri occhi si palesa finalmente il Reale nella sua essenza più pura e incontaminata.

– Angela Patrono

Opera in mostra

Senza titolo

“Senza titolo”

Olio su tela

60 x 120 cm

1987

Adriano Foschi elabora una poetica dello sguardo fatta di morbide ondulazioni contrapposte a una linearità netta ma paradossalmente soffusa nella sua trasparenza. Il messaggio pittorico suggerisce uno spazio dell’anima illimitato, che straborda dal restrittivo confine delle imposizioni. Un gioco di sfumature amalgamate in un impasto cromatico dal retrogusto onirico, che per sua natura si alimenta solo di vastità.