Festival del Nuovo Rinascimento 2020

26 settembre - 11 ottobre

Villa Tittoni - Desio (MB)

Davide Foschi – Art director


Festival del Nuovo Rinascimento 2020:
Raffaello Sanzio, il covid 19 e Philippe Daverio…

Che il 2020 fosse l’anno del 500° anniversario della scomparsa di Raffaello Sanzio lo si sapeva da tempo, direi da almeno 5 secoli. Che il 2020 sarebbe stato l’anno del signore durante il quale il mondo intero avrebbe dovuto affrontare non un’epidemia tout court ma la prima pandemia dell’era dell’informazione, della globalizzazione e del dominio tecnologico no, questo pochi lo aveva previsto, giusto Bill Gates qualche anno fa e una manciata di virologi fuori dal coro. Che poi il 2020 ci avrebbe portato via anche Philippe Daverio, questo no, proprio nessuno lo avrebbe immaginato.

E’ davvero uno strano anno questo 2020, non c’è che dire. Infausto? Spaventoso? Come sempre dipende da che punto di vista lo osserviamo. Di sicuro lo è se osserviamo ad oggi il milione circa di vittime del virus sparsi in tutto il mondo. Molto preoccupante certamente per le problematiche emerse in fase post lock down: a tutt’oggi molte attività economiche sono in ginocchio e le prospettive non sono certo rosee, in particolare per tutte quelle legate al turismo e alla cultura che, di per sé, funzionano a pieno regime solo se le distanze sociali non risultino eccessive. Presenziare ad un evento, visitare una città e semplicemente andare al cinema o a teatro oggi come oggi risulta molto difficile se non quasi impossibile, se non con mille stratagemmi. Però. C’è un però: veniamo per esempio da decenni di dominio assoluto del concetto di “quantità” a scapito di quello della “qualità”. Le nostre città d’arte erano diventate troppo affollate per essere visitate decentemente; la sporcizia e il degrado dell’ambiente erano arrivati a livelli inimmaginabili; troppi film scadenti prodotti, troppa musica di bassissimo livello per concerti sovraffollati e sovrastimati e troppi eventi artistici di scarso livello, oserei dire per la maggior parte impresentabili. Gioco forza oggi, nel caso in cui si riesca a portare a termine un evento culturale di qualunque natura esso sia, lo si deve fare seguendo schemi diversi, ponderando problematiche mai pensate, chiedendo un minor afflusso delle persone che di fatto risultano molto più inclini a destare attenzione sincera con la propria partecipazione, cosa fino a ieri nient’affatto scontata.

La sesta edizione del Festival del Nuovo Rinascimento, a rigor di logica, non sarebbe potuta essere organizzata, così come è accaduto a tantissimi altri eventi artistici e culturali sia in Italia che all’estero, tra quelli sospesi a tempo indeterminato e quelli “terminati” per sempre. Eppure è avvenuto qualcosa di magico, di inaspettato e imprevedibile: quando la nostra associazione culturale nel 2019 ha iniziato a progettare con le istituzioni di Desio, nella splendida Villa Tittoni Cusani Traversi come sede dell’evento, il Festival che avevamo in programma, l’impatto letteralmente virulento del Covid 19 non ha nè sconvolto né alterato la nostra comune intenzione. La domanda che giorno dopo giorno, in pieno lock down, balenava nelle nostre menti riguardava infatti non se portare a termine o no il Festival dedicato a Raffaello ma in che modo lo avremmo fatto? Sotto quale forma? Quando sipensa alla Bellezza nel modo giusto, con sincerità e profondità, i problemi sono raramente insormontabili; diventano più ostacoli parziali che montagne invalicabili. E’ una mentalità pregna di Neoplatonismo quella che da sempre ci conduce, dove il bello è allo stesso tempo buono e vero, dove la forma esteriore non è che una naturale conseguenza della sostanza invisibile interiore, grazie a cui l’intenzione è già una metà del viaggio e dove il futuro è già in formazione nel momento stesso in cui parte e manifestarsi l’idea.

Così è nata la volontà comune tra le istituzioni di Desio e Nuovo Rinascimento di realizzare comunque questo Festival e in una nuova forma, collegata alle visite guidate alla Villa durante un evento così importante e come Ville Aperte in Brianza e a quelle condotte dal nostro team di meravigliosi curatori lungo la nostra mostra d’arte contemporanea, che sono in veste di chief curator Alisia Viola a cui si aggiungono Angela Patrono, Maria Marchese e Luca Siniscalco; allo stesso tempo è sorta l’istanza di portare on line tutti i nostri consueti talk ricchi di ospiti attraverso Youmandesign, quel formidabile canale di comunicazione che si ramifica tra web e social, con le sue trasmissioni in diretta capaci di arrivare ovunque e a tutti. Tutta questa grande organizzazione sarebbe stata impossibile se non fosse al centro quella splendida event manager che è Rosella Maspero, da sempre al mio fianco in quest’avventura artistica neorinascimentale e nella vita. Attraverso un buon uso delle tecnologie possiamo così arrivare nelle case di tutti i nostri “guerrieri della Bellezza” sparsi per l’ Italia e all’estero affrontando come sempre qualunque argomento, dalla filosofia alla letteratura, dal cinema al teatro, dalla musica all’ambiente, dall’ educazione all’economia, tutto secondo la nostra idea di Nuovo Rinascimento, di rilancio per il nostro paese e per l’Europa attraverso la condivisione umanistica delle menti, dei saperi, delle specializzazioni, dei cuori e delle vite di tutti noi.

Ad oggi questo è ancora l’ideale più rivoluzionario che esista o meglio, usando quel neologismo che creai qualche anno fa scrivendo il Manifesto del Metateismo per un Nuovo Rinascimento, questa è in assoluto la visione più evoluzionaria concepibile.

Raffaello Sanzio, così come per l’anno scorso è accaduto a Leonardo da Vinci, ci fa da faro. L’occasione del 500° anniversario della sua scomparsa era da cogliere ma non solo come celebrazione di un grande personaggio storico, modalità già intrapresa da tante altre istituzioni, bensì come afflato potente e vivente per ognuno di noi. L’esempio biografico dell’urbinate è a tutt’oggi un modello incredibilmente fruttuoso per ciascuno; ritrovare quella scintilla di Raffaello che vive nel nostro animo ci consente di conoscerci meglio, di comprenderci, di scoprirci. Chi mi conosce bene sa quanto queste non siano solo parole. Di questo processo interiore di rinascita ne ho fatto un metodo di vita, anche per le mie ricerche artistiche e filosofiche. L’ho fatto da sempre, fin da bambino. Personalmente ritengo che lo spirito della grande triade del Rinascimento (che comprende chiaramente anche Michelangelo) nella veste d’artista debba quotidianamente guidare idee e azioni. Come molti sanno, le stesse mie opere sono una ripresa vivente e contemporanea di quel modo unico di vedere e interpretare il mondo che è stato l’umanesimo, quella scuola di vita che oltre alla sua peculiare natura di provare un misterioso e immenso amore per il passato dell’umanità, lo manifesta nei confronti anche del presente e del futuro: dalle origini ingenue, istintive, magiche, paradisiache e infernali, violente e fanciullesche allo stesso tempo, al presente da comprendere e indirizzare, al futuro da progettare e costruire. La storia è anche architettura, per un vero umanista.

Questo è anche il motivo per cui ho voluto, con una serie di scritti e di articoli che poi sono stati pubblicati a livello internazionale, affrontare Raffaello Sanzio per quel che era veramente: non solo e semplicemente un artista (il migliore peraltro del suo tempo, forse fino ai nostri giorni) ma anche un pensatore, un filosofo che si è espresso tramite l’arte visiva, un grande alchimista, un esploratore dell’invisibile dell’arcano, un sacerdote e addirittura un Magio nel senso più zoroastriano del termine; in definitiva, un sommo maestro di Neoplatonismo come pochi altri nella storia.

Se attraverso una cattiva letteratura e saggistica soprattutto degli ultimi decenni si è voluto rendere Leonardo da Vinci protagonista suo malgrado di un presunto e improbabile mondo occulto ed esoterico ci si dimentica o si nasconde che in realtà il genio toscano è stato il paladino assoluto della simbiosi arte/scienza/natura e precursore di almeno un secolo del metodo sperimentale di Galileo. Le opere di Leonardo non hanno certo bisogno di tutto questo alone di mistero per essere amate; oserei anzi dire che il mistero stesso le mistifica. Il senso dell’arcano e del magico arricchisce solamente ciò che lo connota davvero e getta invece il discredito su ciò che descrive il mondo con gli occhi della razionalità. Si può essere geni in entrambi i casi.

Occorre quindi ristabilire la realtà delle cose e restituire apertamente e pubblicamente a Raffaello lo scettro del vero Mago Artista, colui che nelle sue opere raccontò la storia dell’uomo e del mondo, della religione e della filosofia, descrivendo come pochi la divina essenza dell’essere umano e l’infinita umanità del essere divino, così come il collegamento imprescindibile tra il mondo pagano e quello cristiano, contigui, liquidi tra loro e a tutt’oggi in continua evoluzione proprio come all’inizio dei tempi. Tutto questo al punto che possiamo affermare tranquillamente che ogni opera di Raffaello, dalle più simboliche a quelle che anticiparono di secoli il concetto stesso di iperrealismo nell’arte, è in realtà una parte di una grande mappa intrisa di allusioni alchemiche e saperi occulti; ogni dipinto è una tessera di un mosaico iniziatico, una grande mappa di un sapere per pochi e finalmente, grazie a lui, a disposizione di molti.

Gli Artisti del Nuovo Rinascimento selezionati per questa grande mostra così attesa, così arcaica, archetipica e allo stesso tempo così contemporanea, presente, cosciente e rivolta al futuro, dimostrano di aver voluto inspirare l’ anima dell’urbinate espirandola in ognuna delle opere esposte, da quelle che indagano maggiormente il mondo delle idee a quelle più figurative, da quelle legate al mondo dei sentimenti a quelle ispirate al rapporto tra umanità e divino. Uno accanto all’altro grandi maestri e alcuni giovani talenti che insieme hanno trovato finalmente il fuoco sacro che rende un valore la condivisone tra generazioni, al contrario di quello che accade nelle nostre società così alienanti, così povere d’anima, così sole. Tra installazioni, opere di video arte, sculture e dipinti gli Artisti del Nuovo Rinascimento raccontano ai visitatori il nocciolo di quell’immensa eredità che il Sanzio ci ha lasciato, tanto in modo visibile che invisibile. In preciso ordine alfabetico che non segue assolutamente la carriera e il curriculum, gli artisti del Nuovo Rinascimento esposti in questa mostra sono: Nicolò Accaria, Ang, Angela Alberici, Giuseppina Bacci, Anna Rita Barbieri, Alin Marius Buzatu, Alice Capelli , Sandra Cervato, Giorgia Coniglio, Iris Corvino, Enzo Cosi, Adriano Foschi, Davide Foschi, Liliana Grassi, Doris Harpers, Natalia Jacquounain, Mauro Masetti, Luisa Modoni, Marco Nava, Fiorella Pittau, Ross, Liliana Russi, Joe Russo, Sangre, Andrea Simoncini, Roberto Venturini, Marco Zaffaroni.

Proprio come Raffaello, un vero Artista del Nuovo Rinascimento non è infatti solo un abile artigiano plasmatore di superfici bensì un intenso sperimentatore, un vivente laboratorio interiore di forze che collegano cielo e terra, umano e divino. Un vero Artista del Nuovo Rinascimento è un guerriero della Luce, come avrebbe detto Coelho; non è certo un banale “imbonitore di prodotti commerciali” che stupiscono le masse, secondo quell’illusione post modernista di warholiana memoria che di fatto, perdonatemi il termine, ha lasciato col culo per terra l’arte, in tutte le sue forme e influenze possibili.

Essere ricordati per sempre, emozionarsi e far vivere emozioni, essere visionari e profeti, rendere la realtà un sogno e i sogni una possibilità, questo è il vero paradigma dell’artista. Fra altri 500 anni ricelebreremo ancora Leonardo e certo non Jeff Koons, sicuramente Raffaello e non Damien Hirst. Con tutto il rispetto per Cattelan, quando torneremo fra qualche secolo su questa terra con un altro nome ed un altro viso, non troveremo più il suo nome ma di certo parleremo di Tiziano, di Van Gogh e di Kandinskij.

Un artista, se è veramente tale, non lavora per quel famoso quarto d’ora di celebrità né per arricchirsi al punto di non riuscire a compiere la sua missione.

Un artista è il sacerdote di una religione che è l’umanità stessa.

Ultimo accenno. Lo rivolgo ad una persona speciale che non c’è più, almeno qui sul piano fisico. Sto parlando di Philippe Daverio. Per me e per chi ha a cuore l’arte e la cultura italiana non è una notizia facile da accettare. Il nostro paese perde un grande punto di riferimento; di fatto, lo stile ironico, la conoscenza interdisciplinare, il desiderio di meravigliare il prossimo con quell’immenso tesoro che è la bellezza in tutte le sue forme, rappresentano la sintesi di un modello da intellettuale Neo Rinascimentale, ormai tanto raro quanto prezioso. Filosofia e storia, arte e antropologia per Daverio come per me non erano materie distinte ma semplicemente le tante sfaccettature di un unico e immenso mondo che si chiama da secoli e secoli con una parola: “Umanesimo”. La curiosità infinita, degna di un Ficino o di un Leonardo del XXI secolo, era la benzina di quel motore inesauribile che era la sua mente.

Avrei voluto invitarlo a questo Festival, fargli vedere tante opere degli artisti che mi stanno seguendo in questo cammino neorinascimentale; mi balenava l’idea di mostrargli finalmente “La Pietà”, l’opera del mistero, il mio dipinto che da oltre 10 anni si modifica all’improvviso e senza spiegazioni di fronte agli spettatori, bypassando qualunque razionalità o legge fisica. Negli anni si sono immersi nell’opera tanti storici d’arte e protagonisti del mondo della cultura ma sicuramente la voglia di meravigliarsi e l’universalismo di Philippe Daverio sarebbero stati attori di un viaggio  indimenticabile nel comprendere i dettagli che appaiono sulla tela, tra simboli, codici, echi stilistici leonardeschi e spunti profetici. All’apertura della mostra del Festival è stata collocata proprio l’originale di quella ormai storica opera dal titolo “Madonna con Bambino”, nata oltre 15 anni fa proprio dalle mie ricerche su Raffaello e che Philippe conosceva bene attraverso la versione litografica che aveva nella sua collezione. Con l’organizzazione del Festival abbiamo deciso di dedicare questa 6° edizione a lui, è quello che oggi possiamo fare.

L’Italia da ora sarà più povera: tocca a noi e a tutti coloro che credono e lottano quotidianamente per l’arte e per la cultura colmare anche questo vuoto.

Però, grazie anche a Daverio, l’Italia è oggi più ricca rispetto a qualche decennio fa e quando dico “ricca” sapete bene che non mi riferisco certo ai soldi ma alla conoscenza.

Ciao Philippe, quando tornerò di là ci rivediamo: “La Pietà” ce la vediamo insieme da lassù. Promesso.

— Davide Foschi