Biografia
Nato a Catania 1976, figlio d’arte — il padre era un noto pittore Catanese (Acireale). Intraprende il percorso artistico negli anni Novanta, privilegiando fin da subito la scultura e la materia rispetto alla pittura. Dopo il diploma di geometra, approfondisce le proprie competenze attraverso l’attività (previa accurata preparazione) di tecnico specializzato restauratore di opere di rilievo storico e beni culturali sottoposti a tutela. Con conseguente conoscenza specifica di materiali e diverse tecniche applicative.
La sua ricerca si sviluppa in bassorilievi e altorilievi, definiti “pannelli”, ispirati ai reperti tecnologici di civiltà perdute e misteriose, a volte fluttuanti e tridimensionali. Il suo immaginario nasce dall’incontro tra storia, fantascienza, manga, videogiochi ed elettronica, con particolare interesse per circuiti e forme tecnologiche in piena rinascita.
Born in Catania in 1976, son of art — his father was a well-known painter from Catania (Acireale). He embarked on his artistic career in the nineties, immediately favoring sculpture and matter over painting. After graduating as a surveyor, he deepened his skills through the activity (after careful preparation) of a specialized technician restorer of works of historical importance and cultural heritage subject to protection. With consequent specific knowledge of materials and different application techniques.
His research develops in bas-reliefs and high-reliefs, called “panels”, inspired by the technological finds of lost and mysterious civilizations, sometimes fluctuating and three-dimensional. His imagery arises from the encounter between history, science fiction, manga, video games and electronics, with particular interest in circuits and technological forms in full rebirth.
Testo critico
“Globo” Archeologia del possibile
Nel percorso dell’artista la materia non è mai semplice supporto della forma, ma luogo di memoria, trasformazione e possibilità. L’esperienza maturata nel restauro e il confronto con tecniche e materiali differenti alimentano una ricerca nella quale ciò che è stato scartato, consumato o privato della propria funzione torna a vivere attraverso una nuova identità, visioni e profumi da laboratorio di bottega. L’opera si presenta come un reperto senza archeologia: sembra appartenere contemporaneamente a un passato remoto e a un futuro ancora inesistente e ancora un po’ polveroso.
È questa ambiguità e il DUBBIO temporale a definire uno dei nuclei centrali della ricerca dell’artista, che sembra praticare una vera e propria archeologia del futuro. Non vengono ritrovate le tracce di una civiltà perduta: vengono create oggi le tracce di una civiltà che potrebbe esistere domani, dove le connessioni trovano un’altra strada e dove poter RINASCERE UMANAMENTE. È proprio questo il processo ed il momento in cui lo scarto assume un nuovo valore, sottratto alla logica del consumo e trasformato in elemento di un immaginario sospeso tra anima robotica, e relativa memoria umana ed immersiva.
E qui la materia diventa racconto. L’opera sembra così interrogare ed interrogarsi sul labile destino degli oggetti e, più profondamente, quello della nostra stessa civiltà: ciò che oggi consideriamo un semplice residuo potrebbe diventare, domani, una testimonianza.
“Globo “è allora una memoria del futuro? Che nella sua totalità formale ci portasse oggi, in collegamento costante e quasi obbligatorio tra il “tutto” e i “tutti?” Di sicuro si propone come frammento di una storia ancora tutta da scrivere.
Federica Cristaudo
“Globe” Archaeology of the Possible
In the artist’s career, matter is never a simple support of form, but a place of memory, transformation and possibility. The experience gained in restoration and the comparison with different techniques and materials feed a research in which what has been discarded, consumed or deprived of its function comes back to life through a new identity, visions and scents of the workshop laboratory. The work is presented as a find without archaeology: it seems to belong simultaneously to a remote past and to a future that still does not exist and is still a bit dusty.
It is this ambiguity and temporal DOUBT that define one of the central nuclei of the artist’s research, which seems to practice a real archaeology of the future. The traces of a lost civilization are not found: the traces of a civilization that could exist tomorrow are created today, where connections find another way and where they can be HUMANLY REBORN. This is precisely the process and the moment in which waste takes on a new value, subtracted from the logic of consumption and transformed into an element of an imaginary suspended between the robotic soul, and its human and immersive memory.
And here the matter becomes a story. The work thus seems to question and question the fleeting destiny of objects and, more profoundly, that of our own civilization: what today we consider a simple residue could become, tomorrow, a testimony.
“Globo” is then a memory of the future? That in its formal totality would lead us today, in a constant and almost obligatory connection between the “everything” and the “everyone”? It certainly proposes itself as a fragment of a story yet to be written.
Federica Cristaudo
Opera in mostra
Angelo Cristaudo
Globo
30 x 15 x 15
Anno 2026
Dagli anni Duemila fin oggi il suo percorso si arricchisce ulteriormente attraverso l’esperienza nel restauro conservativo di opere d’arte, che gli permette di conoscere ed assimilare nuove tecniche e materiali, tra cui la lavorazione con applicazione originale della foglia d’oro.
Poi “Globo”, elemento composto da alluminio, plexiglass, gesso, vecchie valvole, corde di chitarra, foglia di argento, limatura di ottone.
Definisce un momento importante della sua ricerca sul riutilizzo di materiali di recupero e di materiali scartati, ai quali viene attribuita una nuova funzione e una nuova identità all’interno dell’opera stessa. Una scultura ibrida, nella quale il tecnologico assume una dimensione quasi organica e l’organico sembra, a sua volta, attraversato dalla tecnologia.
Globo
30 x 15 x 15
Year 2026
From the 2000s until today, his career has been further enriched through his experience in the conservative restoration of works of art, which allows him to learn about and assimilate new techniques and materials, including the processing with the original application of gold leaf.
Then “Globo”, an element composed of aluminum, plexiglass, plaster, old valves, guitar strings, silver leaf, brass filings.
It defines an important moment in his research on the reuse of recycled materials and discarded materials, to which a new function and a new identity is attributed within the work itself. A hybrid sculpture, in which the technological takes on an almost organic dimension and the organic seems, in turn, to be crossed by technology