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Particolare Cosi vede Foschi

Cosi vede Foschi

Quando due spiriti affini si incontrano nell’Arte, emanano una potenza che trascende la materia e si irradia nello spazio circostante, destando un vivido senso di meraviglia. Sperimentata più volte con successo, l’installazione Cosi vede Foschi mette in dialogo due protagonisti assoluti dell’arte italiana del XXI secolo, uniti da una fratellanza spirituale e da una profonda comunanza di intenti: Enzo Cosi, sublime interprete della scultura contemporanea, e Davide Foschi, geniale fondatore del Metateismo e del Nuovo Rinascimento, pittore per vocazione e per illustre retaggio generazionale.

L’emblematico titolo gioca sul cognome dello scultore: basta un accento e diventa “Così vede Foschi”, a sottolineare il legame umano e artistico tra i due protagonisti. Pittura e scultura in dialogo, per una conversazione ricca di spunti filosofici e metafisici, che apre a una nuova dimensione e stimola la riflessione introspettiva. Un gioco di vuoti e pieni, scorci e affacci sull’esistere, a cui l’osservatore è chiamato a partecipare attivamente. Un richiamo iniziatico nel quale riecheggia quello di Virgilio a un timoroso Dante prima di intraprendere il viaggio della Commedia: «Ma tu perché ritorni a tanta noia? / perché non sali il dilettoso monte / ch’è principio e cagion di tutta gioia?» (Inf., Canto I, vv. 76-78).

Interagendo con lo spazio e la luce, le opere danno vita a un percorso che invita lo spettatore a vincere ogni remora e diventare un co-creatore, che interiorizza e rielabora i messaggi visivi. A loro volta, Cosi e Foschi concepiscono le loro creazioni in un iperuranio immaginifico, quello del Metateismo, corrente alla quale entrambi aderiscono: come recita il suo Manifesto, l’intento è quello di «cantare la divina essenza dell’Uomo, illuminandone la coscienza con l’intuizione». I due artisti sono guardiani della soglia, come i mitologici psicopompi che traghettavano le anime nel regno ultraterreno. Allo stesso modo, Cosi e Foschi conducono il visitatore in una dimensione che si rinnova ogni volta nel segno dello stupore: le opere esposte sono sempre diverse ad ogni mostra e garantiscono l’effetto sorpresa; in più, l’installazione interagisce con l’ambiente circostante: ogni location permette di sperimentare prospettive inedite e connessioni dialogiche con l’architettura e l’arredo delle sale. Un motivo in più per apprezzare questa splendida sinergia di talenti visionari.

– Angela Patrono

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Metempsicosi

Mostra personale di Roberto Venturini “Il viaggio dell’anima”

Pervasa da un misticismo visionario, la pittura di Roberto Venturini scavalca le transenne del consueto per approdare nei lidi di un mondo onirico, magico, surreale. Nella sua arte, fusione alchemica tra estro e natura, riverberano echi di Dante, Jung, Platone, sapienti maestri che disseminano indizi sulla Via, spronando l’iniziato a trovare il proprio sentiero. Come nella raffaellesca Scuola di Atene, grandi anime riunite in simposio sono presenti, in maniera più o meno manifesta, nelle opere di Venturini. Ma questo universo così variegato ha una segreta connessione con un altro dipinto di Raffaello: Il Sogno del Cavaliere, in cui emerge l’afflato esoterico di stampo neoplatonico nel solco di una ricerca spirituale senza fine. 

Alchimista dei giorni nostri, Venturini trasmuta la materia grezza attraverso le fasi di un processo catartico. Fin dalla primissima lavorazione, la tavola è purificata attraverso la prova del fuoco: ardendo come una Fenice, viene esposta agli elementi naturali e cosparsa di sughero, sabbia, colate di cera; il rituale ha così compimento e l’artista può finalmente trasporre il frutto del suo spirito sul supporto materiale.

Nelle sue favole in punta di pennello, Venturini è di volta in volta miniaturista medievale, sciamano, pittore surrealista. La “pittura mistica”, così definita dall’artista, è mediata dal simbolo che sprigiona tutta la sua potenza in molteplici aspetti: nel contrasto cromatico, nella forma pura del cerchio o in caotici pigmenti primordiali, nelle fantasmagorie oniriche o nell’infinità di creature che popolano ogni tavola. Il Viaggio dell’Anima neorinascimentale è un percorso dal substrato cristologico, un’escatologia che redime un mondo in travaglio attraverso l’Amore. Ed è lo stesso artista – viator e guida al tempo stesso – ad accompagnarci lungo sentieri scoscesi e labirintici, per terra o per mare, passando attraverso il fuoco purificatore per approdare al Cielo.

Il percorso dell’anima ha origine da una Inizia-Azione, in un affollarsi di sagome, mostri e spiritelli immersi in un magma primordiale che può essere trasceso volgendo gli occhi a una luna benevola e foriera di pace; ciò prelude al dipinto successivo, Il Cristo, un inno al superamento della dualità conflittuale attraverso l’Amore consapevole. Ed è un anelito di agognata pace a suggerire fusioni polimateriche nel tondo La Dama dell’Incontro: un gioco surrealista tra illusione ottica e verità spirituale, che nel brulicare cromatico narra il contatto con l’alterità e il desiderio di relazione dell’anima incarnata per fare esperienza nello spazio-tempo. Ma la coesistenza tra anime non è sempre idilliaca: per ignoranza, ottusità o malvagità, non tutti sono disposti a riconoscere l’Altro come fratello, e il dramma dell’ingiustizia perpetrata verso i più deboli è narrato in una tavola come Acqua tremenda, dove risuonano note dolenti in uno straziante omaggio ai profughi annegati nel Mediterraneo. Lo scenario che si presenta Dopo l’inquinamento è catastrofico, ma due impavidi esseri umani, muniti di tuta e scafandro, sono pronti a gettare i semi dell’umanità nuova. Dopo la purificazione si compie così una Metempsicosi, trasmigrazione delle anime, in cui le anime scelgono di ritornare sulla Terra per continuare la loro Missione al servizio di un Bene supremo, lasciando scorgere la possibilità di una palingenesi. Che si compie in Arrivo in Paradiso, un tondo che può rievocare le rappresentazioni dantesche di Sandro Botticelli e Gustave Doré, ma anche il fulgore divino della Trasfigurazione raffaellesca. Nella circolarità dell’Infinito le anime approdano alla Meta, la stessa visitata da Dante – raffigurato nell’opera insieme a Beatrice – nel suo capolavoro immortale. Ad accogliere i pellegrini al traguardo sono un cane e un gatto, messaggeri di un amore incondizionato oltre l’ego. Quell’Amore «che move il sole e l’altre stelle», che ci umanizza e divinizza al tempo stesso, portandoci fuori da noi stessi benché fissi nel nostro centro, finalmente riconciliati con l’Identità suprema.

– Angela Patrono

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